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È giunta la notizia che vede indagati per omicidio colposo il Direttore del Centro Nazionale Terremoti, i componenti della Commissione Grandi Rischi e i dirigenti del Dipartimento Nazionale della Protezione Civile. La base di accusa che viene mossa è che non sia stato promulgato lo stato di allarme dopo la riunione tenuta a L’Aquila, sei giorni prima del terremoto di magnitudo momento 6.3 (MW = 6.3) che ha colpito la stessa città e le zone circostanti il 6 aprile 2009.
Ciò consegue alla leggenda metropolitana della fattibile predizione dei terremoti, che attualmente è impossibile per varie ragioni, prima fra tutte la mancanza di precursori certi dell’attività sismica che degenera in scossa violenta.
Posta la particolare situazione, risulta utile definire in maniera precisa ciò che tale “predizione” dovrebbe quantomeno contenere affinché sia possibile attuare un qualunque programma di protezione civile… in termini semplici si deve poter definire “dove, come, quando e quanto”.
1. Dove: individuazione della zona esatta: ossia individuazione circoscritta delle aree di territorio che possano essere assoggettate a un’azione sismica capace di provocare danni “pericolosi” per la popolazione e individuazione della popolazione interessata. In termini semplici… quali parti del territorio sono da evacuare con urgenza?
2. Come: ossia come essere sicuri che la popolazione evacuata non venga portata in posti più pericolosi? (si legga quanto riportato in una prima ipotesi di evacuazione della Città di Sulmona, in seguito alle avvisaglie del terremoto Abruzzese, sulla base delle quali si sarebbe dovuto portare la popolazione a L’Aquila…) ovvero, come preparo la fase di “emergenza programmata”?
3. Quando: ossia individuazione del ristretto intervallo di tempo all’interno del quale debba cadere l’evento sismico. Tempi superiori alla settimana non sono di aiuto… pensate di evacuare un paese per un mese e di far rientrare esattamente la sera prima dell’evento sismico…
4. Quanto: individuazione della grandezza esatta del terremoto: leggetela come vi pare, in termini di magnitudo, intensità o altro, ma è essenziale capire contro quale tipo di terremoto ci si debba muovere, anche in relazione alle possibili ripetizioni, allo sciame sismico conseguente, e via discorrendo… Ossia, quando finirà l’emergenza?
Tutto questo, sulla base di quali “segnali” e con quali preavvisi può essere posto in atto?
E poi, “al lupo, al lupo”… come reagirebbe la popolazione alla continua richiesta di evacuazione senza l’effettivo verificarsi di un evento sismico significativo?
Al di là di quanto sopra riportato, presentato come tema semplice ma essenziale in emergenza sismica, sarebbe più corretto cercare le ragioni della tragedia sismica ed i colpevoli della strage annunciata in chi, amministrazioni, progettisti, committenze e controllori, ha preferito evitare le verifiche sismiche e un attento controllo dei materiali (per gli edifici nuovi) omettere o rimandare l’adeguamento (per quelli esistenti) o concedere permessi di costruire o condoni e sanatorie (per gli edifici edificati in zone potenzialmente pericolose ).
Ritengo non sia pretestuoso ricordare che eventi sismici nella zona aquilana sono documentati fin dal 1315 (13 dicembre 1315) e si sono ripetutamente presentati anche nel corso dell’ultimo secolo, anche con vittime e danni evidenti. A ciò aggiungerei anche la presenza fin dal 1957 dell’indicazione delle faglie individuate nell’aquilano… e alla fine il dubbio rimane… Oltre all’identificazione delle aree a particolar rischio sismico nell’aquilano, alla zonazione sismica aggiornata nel 2008, prima nel 2006 e ancora prima nel 2004, con segnalazione della pericolosità fin dalla zonazione del 1915 (R.D. 573/1915), al di là degli eventi già occorsi documentati nel tempo… cosa altro serviva per chiarire che il territorio aquilano avrebbe forse dovuto essere progettato e controllato con maggior cautela e rispetto? e se anche alla fine si fosse riuscito a predire il terremoto, esiste la certezza che ciò avrebbe comportato minori vittime e danni più esigui?
La petizione a difesa di chi si è visto accusato di non aver predetto ciò che non era prevedibile è a questo indirizzo. |